BELLUNO - Prendere il treno in provincia di Belluno è come fare un viaggio nel passato. Nel vero senso della parola. Perché i tempi di percorrenza delle linee ferroviarie sono quelli di quaranta o addirittura cinquanta anni fa. Anzi, a dirla tutta, negli anni Settanta e Ottanta ci si poteva impiegare anche meno di oggi per raggiungere Padova o Venezia partendo da Belluno. Nonostante l'elettrificazione dei binari e mezzi più performanti delle vecchie littorine a gasolio, ci vogliono sempre due ore per coprire i 100 chilometri che separano il capoluogo dolomitico alle due città venete. Più o meno come mezzo secolo fa. In pratica, il tempo si è fermato.

Bastano alcuni esempi. Un pendolare che vuole salire sul treno a Belluno e scendere a Padova, oggi impiega in media 2 ore e 20 minuti. Tranne un caso: la corsa delle 4.34, che arriva a destinazione alle 6.30, ci mette 1 ora e 56 minuti. È l'unica sotto il muro delle due ore in tutta la giornata. Ma se si prende un quadro orario del 1971, si può vedere come la corsa delle 20.59 da Belluno arrivasse a Padova alle 22.56: vale a dire 1 ora e 57 minuti. Stesso anno, orari diversi: il treno delle 9.07 arrivava a Padova alle 11.05, quindi con un tempo di percorrenza di 1 ora e 58; e quello delle 13.44 percorreva i 114 chilometri circa in 2 ore e 6 minuti, arrivando a destinazione alle 15.40. Poi è vero, c'erano anche corse che impiegavano più tempo. Ma chi voleva un collegamento rapido, ce l'aveva. Ed erano gli anni Settanta. E sull'altra linea, la Ponte-Venezia? Stesso discorso. Oggi ci vuole 1 ora e 45 minuti di media. Nel 1971, più o meno lo stesso tempo. La corsa che partiva alle 8 da Polpet arrivava a Venezia Santa Lucia alle 9.53. Anche in questo caso, gli esempi potrebbero moltiplicarsi. E se si cambia anno, la sostanza non cambia. Addirittura nei quadri orari del 1982 si trova traccia di alcuni collegamenti tra Calalzo e Padova in 2 ore e 58 minuti: oggi non ci si impiega meno di 3 ore abbondanti. Allora sì che il treno poteva fare concorrenza all'auto. Possibile che non sia cambiato niente in mezzo secolo? Il discorso è un po' più complesso della semplice elettrificazione, peraltro costata oltre un centinaio di milioni di euro e scattata pochi mesi fa, con i convogli elettrici che hanno sostituito le locomotive diesel. Il fatto che tra Belluno e Montebelluna e Ponte e Conegliano ci sia il binario unico rende impossibile far correre il treno senza doversi fermare ai punti prestabiliti per lo scambio con il convoglio che arriva in direzione opposta. E poi ci sono le fermate tipiche del servizio regionale da rispettare, per cui non è possibile prendere velocità.