“È stato come un fulmine, rapidissimo e totalmente inaspettato”. Così il colonnello in pensione dell’Aeronautica Militare e veterano dello spazio Mike Fincke, 59 anni, descrive l’emergenza medica che lo ha colpito lo scorso 7 gennaio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Un malore avvolto nel mistero che ha innescato un evento senza precedenti: la prima evacuazione medica d’urgenza nella storia della NASA. A distanza di mesi, le cause di quell’incidente rimangono un enigma. I medici brancolano ancora nel buio, ma la vicenda ha riacceso i riflettori sui rischi concreti legati alla permanenza prolungata del corpo umano nello spazio profondo.

I venti minuti di terrore a gravità zero

La dinamica dell’incidente, raccontata dallo stesso Fincke in un’intervista all’Associated Press dal Johnson Space Center di Houston, è degna di un thriller fantascientifico. Era l’ora di cena e l’astronauta si stava preparando mentalmente per la passeggiata spaziale prevista per il giorno successivo, quando è andato improvvisamente in crisi. Fincke ha perso del tutto la capacità di parlare. Non ricorda di aver provato alcun dolore fisico, ma un evidente e forte stato di alterazione. “I miei compagni di equipaggio hanno capito subito che ero in difficoltà”, ha raccontato. In una manciata di secondi, tutti e sei gli astronauti a bordo si sono radunati attorno a lui, contattando immediatamente i medici di volo sulla Terra per richiedere assistenza. L’episodio critico è durato circa 20 minuti, dopodiché Fincke ha ripreso a sentirsi bene. “Non avevo mai provato nulla di simile prima, e non è più successo da allora“, ha precisato. Grazie all’ecografo presente sulla ISS, sono stati effettuati i primi esami strumentali in orbita, ma la gravità della situazione ha imposto alla NASA di annullare le attività extraveicolari e di predisporre il rientro anticipato dell’equipaggio della missione Crew-11.