Più che sorpresa, ormai un ossimoro in questi tempi di politica imbarbarita e bugiarda, dove si manipolano anche i referendum pur di vincerli, com’è appena accaduto sulla riforma costituzionale della magistratura stracciata dai No, mi ha personalmente procurato emozione l’arrivo di Stefania Craxi alla presidenza del gruppo di Forza Italia al Senato. Che è stata salutata con affetto, più ancora che con stima, da Marina Berlusconi. Figlie l’una e l’altra di due leader politici che si stimarono e si vollero bene procurandosi anche per questo il livore dei loro avversari, ai quali non bastava sentirsi e fare i nemici. Figlie - ripeto - l’una e l’altra che hanno saputo e voluto raccogliere idee e sentimenti dei loro genitori.

Marina continuando a custodire i sentimenti e il lascito politico del padre, Stefania salvando pur in un centrodestra nominale, per le circostanze tutte italiane della scomposizione e ricomposizione degli schieramenti politici, il socialismo riformista e anticomunista tradito da socialisti, anche loro nominali, devoti dei loro persecutori, sino a mettersi al loro servizio in cambio di qualche seggio parlamentare di straforo. Uno, due non di più, essendosi a suo tempo Massimo D’Alema, con una celebre battuta delle sue, proposto di non far tornare ai socialisti rimasti senza partito la voglia, il gusto, la possibilità di raccogliere voti. E persino di superare comunisti o post-comunisti, come Craxi stava quasi riuscendo a fare prima di essere fermato dalla sponda giudiziaria del Pci e sigle successive.