Esce Maurizio Gasparri, entra Stefania Craxi. Un avvicendamento consacrato da un'assemblea di Forza Italia di 20 minuti e un voto per acclamazione, che predecessore e successore spiegano come "normale", deciso in autonomia (aggiunge l'uscente) e in cantiere già prima del voto referendario.
Insomma, la sconfitta del sì alla riforma della giustizia c'entra ma non troppo, dice Craxi. Per il segretario nazionale Antonio Tajani, la novità è soprattutto il segno che "Forza Italia è un partito vivo", che "non abbiamo paura della democrazia e del confronto con il popolo", scrive su X anticipando di un'ora il sì ufficiale alla figlia di Bettino Craxi. Convinto qui che il movimento "nel solco e nell'eredità di Silvio Berlusconi, non perderà mai la sua rotta".
Eppure dietro l'operazione, c'è anche la spinta - sostenuta dalla famiglia Berlusconi - ad allargare il perimetro della classe dirigente, in prospettiva. La primogenita Marina lo sostiene da sempre e il messaggio riemerge nel giorno del restyling deciso a Palazzo Madama e derubricato a un'iniziativa del gruppo parlamentare azzurro. Un'operazione che - secondo fonti vicine al partito - punterebbe a consolidare un nucleo di forzisti vicini ai valori del Cavaliere e della sua famiglia, che possa competere alle prossime Politiche. Da parte di Marina però restano "immutati" la stima e il sostegno nei confronti di Tajani, come filtra da ambienti vicini alla presidente Fininvest. Più tranchant la lettura di un decano del partito: l'avvicendamento è una sorta di avviso ai naviganti mandato all'attuale leadership azzurra per modificare la rotta. A partire dalla presidenza di Gasparri. L'uomo, fedelissimo a Tajani e al partito (come gli riconosce il segretario in un tweet) fa le spese del pressing per il rinnovamento e si trova contro un gruppo di 'dissidenti.












