C’è un prima e un dopo quando si considera la presenza degli Stati del Golfo nel settore dei trasporti e della logistica italiano. Una prima fase è stata quella delle maxi-acquisizioni e del successivo disimpegno. La seconda è quella che privilegia la logistica industriale, il trasporto merci e la gestione di terminal portuali, prevalentemente in partnership con grandi gruppi globali o istituzioni italiane.
In mezzo, la comprensione che le difficoltà specifiche del mercato italiano rendono complicato perseguire l’obiettivo di creare hub europei sul territorio, in linea con la preferenza per asset “gateway”, capaci cioè di aprire la porta all’intercettazione di traffici su larga scala.
Gli Emirati avevano provato questa strada nel 2014 con l’ingresso di Etihad Airways in Alitalia (con una quota del 49%) per il rilancio, all’epoca fallito, della compagnia, uscendone solo tre anni dopo. Del piano faceva parte anche l’idea di rafforzare Fiumicino trasformandolo nell’hub italiano del vettore, sul modello di ciò che successivamente la Qatar Investment Authority e il fondo saudita Pif avrebbero centrato entrando nel capitale dell’aeroporto londinese di Heathrow.
Risale invece al periodo 2017-2020 l’ingresso di Qatar Airways nel capitale della compagnia italiana Meridiana e la nascita di Air Italy, progetto poi sfumato con la liquidazione nel 2020.









