La lettera, che è allo stesso tempo un riassunto, è di una ragazza di 23 anni di nazionalità bengalese e residente in Friuli Venezia Giulia. È stata inviata ieri all’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint, che poche ore prima, a Monfalcone, aveva presentato il suo libro “La minaccia di Allah”. La storia, precisa la 23enne, è tra quelle inserite nel libro. Mentre la lettera è una scelta maturata dopo che un altro giovane, durante la presentazione del libro, aveva criticato aspramente le posizioni dell’europarlamentare. Quella della 23enne bengalese, si scoprirà, è una storia di sopraffazione, negazione e annullamento della persona. E i toni sono durissimi.
«Ho passato l’adolescenza nella gabbia di casa mia, rilegata fra le quattro mura della mia stanza. Questo perché per la mia famiglia una musulmana non può scegliere il suo compagno e io mi ero innamorata di un ragazzo di fede cristiana - si legge -. Per loro un’eresia, un peccato, e per questo mi hanno chiusa in una stanza buia: l’unico volto che vedevo era quello di mio fratello, che mi portava da mangiare in silenzio. Non sapevo quanto sarebbe durata quella prigione per questo non vedendo alcuna via di fuga, avevo capito che mai avrei potuto vivere la stessa libertà delle ragazze come me, ma non islamiche… ho cercato di togliermi la vita. Mi sono chiusa in bagno e ho ingerito la candeggina. Da lì inizia la mia seconda vita. Prima l’ospedale, poi la comunità e ora solo libera».







