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Cambiano nomi e slogan, ma sono i soliti militanti anti-occidentali. Vedono la dittatura dove non c’è, e poi la ignorano dove fa disastri

Sono sempre loro. I gruppi, i militanti sono più o meno gli stessi. Come le voci ai megafoni. Sono quelli che definivano il 7 ottobre "giornata della resistenza palestinese", e che non hanno proferito parola sul regime teocratico dell'Iran o su quello (altrettanto spietato) del Venezuela. Sono sempre loro. È vero che adesso l'etichetta è "No Kings". È vero che le piazze si intestano nomi sempre nuovi (e sempre più omologati) e sfornano suggestioni a non finire, ma dietro la girandola di slogan la sostanza è immutabile. E identici sono i sostenitori: la sinistra, ufficiale od oltranzista che sia, il mondo dell'associazionismo militante, i centri sociali e gli antagonisti.

Per tutto il 2024-25 questo mondo è stato artefice di manifestazioni pigramente indicate come pro Palestina, ora quelle piazze sono improvvisamente diventate "anti-autoritarie", ma non erano credibili nei mesi scorsi e non lo sono oggi.