Un intervento di neurochirurgia eseguito con il paziente sveglio e supportato dall’ipnosi clinica segna un ulteriore passo avanti nelle tecniche chirurgiche per il trattamento delle lesioni cerebrali più delicate. L’obiettivo è duplice: garantire la massima precisione durante l’operazione e preservare funzioni fondamentali come movimento, linguaggio e memoria. La procedura rientra nella cosiddetta awake surgery, utilizzata quando le aree da trattare si trovano in prossimità delle zone cerebrali più sensibili. In questi casi, il coinvolgimento diretto del paziente durante alcune fasi dell’intervento consente ai medici di monitorare in tempo reale le funzioni neurologiche, guidando l’azione del neurochirurgo e riducendo il rischio di danni permanenti. Una tecnica già nota e già messa in atto quella della chirurgia da svegli, ma che sorprende sempre: nel 2019 per esempio, un musicista fu operato mentre suonava il suo sax.
Nel caso affrontato, la lesione era situata in un’area motoria legata al movimento del piede. Durante l’operazione, al paziente è stato chiesto di eseguire movimenti mirati dell’arto: una collaborazione attiva che ha permesso di controllare costantemente la funzionalità della zona interessata mentre veniva trattata. Elemento innovativo dell’intervento è stata l’integrazione delle tecniche di ipnosi clinica. Attraverso un lavoro preparatorio iniziato già dal giorno precedente, il paziente è stato accompagnato in un percorso di focalizzazione e gestione dell’ansia che ha reso possibile alternare momenti di piena collaborazione a fasi di profondo rilassamento. Questo ha migliorato le condizioni operative, riducendo le interferenze muscolari durante le stimolazioni e limitando l’uso di farmaci anestetici e ansiolitici.






