675 mila euro. È quanto l'azienda ospedaliera universitaria pisana dovrà risarcire ai familiari della psichiatra brasiliana che nel 2015 cadde dalla finestra del terzo piano dell'ospedale di Pisa. Non si tolse la vita volontariamente per i giudici della corte d'Appello di Firenze che hanno ravveduto diverse omissioni da parte dell’ospedale. La sentenza è stata pubblicata nei giorni scorsi.
La dottoressa brasiliana, all'epoca 33enne, in vacanza in Toscana nel 2015, dopo un incidente in moto durante un raduno di Harley Davidson, morì cadendo dalla finestra dell'ospedale di Pisa, ma non si trattò di suicidio volontario, e i giudici hanno ritenuto responsabile della tragedia i sanitari del nosocomio.
Secondo i giudici la negligenza dell’azienda sanitaria, dalle cure alla gestione della paziente, favorì la morte della donna che doveva stare in psichiatria e non in neurochirurgia. Era in preda da giorni a un delirio curato con farmaci inadeguati, senza contenzioni efficaci per tenerla a letto e lasciata in una stanza con le finestre.
«È del tutto verosimile che, invece, la precipitazione della paziente, agitata e confusa, sia stato il risultato di un tentativo incongruo di allontanamento dal reparto utilizzando la finestra». Già in primo grado il Tribunale di Pisa era giunto alle stesse conclusione ma l'ospedale pisano aveva deciso di impugnare la sentenza di primo grado. Ora è arrivata la conferma anche dai giudici di secondo grado.






