La notizia è di due giorni fa, ultimo atto, almeno sul piano economico, di una vicenda che si trascina da quasi cinque anni. E che ha distrutto la carriera di un medico. Oltre 240.000 euro di risarcimento per un licenziamento illegittimo, calcolato secondo i criteri indicati dalla Corte costituzionale. Ventiquattro mensilità, interessi e rivalutazione compresi. È questa la decisione che chiude il lungo contenzioso tra l’Azienda sanitaria provinciale e Saverio Tateo, ex primario di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, allontanato nel 2021 nel pieno del caso legato alla scomparsa della ginecologa Sara Pedri.
Il governo (socialista) della Danimarca: «Chi si macchia di reati per almeno un anno di detenzione sarà espulso». Ovviamente non basta dirlo: servono accordi e volontà politica. Ma se qualcuno dà l’esempio...
Non lo dite a Ilaria Salis, che mostrandosi in catene e denunciando le condizioni degradanti delle carceri ungheresi è riuscita a conquistare un seggio al Parlamento europeo. Ma secondo la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, le prigioni italiane sono peggiori di quelle di Budapest. Infatti, il nostro Paese colleziona una condanna dopo l’altra per il trattamento inumano cui sottopone i detenuti e gli imputati. Il tema su cui battono i giudici di Strasburgo è quasi sempre il sovraffollamento: dietro le sbarre ci sarebbe il doppio degli «ospiti» consentiti. Problema annoso. Infatti, per ridurre il numero delle persone trattenute, nel passato si è fatto ricorso a una serie di escamotage, tra cui cancellare i reati oppure ridurre d’imperio le pene. Nel primo caso, con la ministra dei migliori Marta Cartabia si è fatto in modo che alcune violazioni del codice penale fossero perseguibili solo a querela di parte, in modo da far sparire un po’ di cause dai tribunali e poter dichiarare di aver ridotto l’arretrato giudiziario. Nel secondo, si sono varate amnistie e indulti con il solo obiettivo di rilasciare i condannati prima che avessero scontato per intero la pena.









