La guerra in Medio Oriente ha innescato «uno shock paragonabile alla crisi Ucraina. Con inevitabili riflessioni: chi dobbiamo aiutare e incentivare nel prossimo futuro tenendo sempre presenti i vincoli del bilancio».

L’allargamento delle tensioni nel quadrante del Medio Oriente si fanno sentire. Ieri il titolare del Tesoro (al workshop economico del forum Ambrosetti di Cernobbio) ha messo le mani avanti per ipotizzare interventi per puntellare quelle imprese energivore (vetro, ceramica, acciaio, ecc) e valutare se intervenire. Ma anche per le aziende di trasporto o piuttosto sulle accise.

Il problema è l’effetto domino che rischia di riversarsi sulla filiera: «Ci metteremo in ascolto delle categorie», assicura Giorgetti, «per capire quali sono le emergenze. Nei prossimi giorni le priorità saranno chiarite», ha garantito.

In effetti tutte le categorie imprenditoriali e artigiane (dai pescatori all’agricoltura, dalla industria all’agroalimentare di trasformazione) lanciano compatte segnali di allarme. Comprensibile anche se i primi interventi sulle accise hanno tamponato il prezzo alla pompa. Poi, complice una stagione con temperature ballerine e generalmente più miti (dati Arpa media di marzo 2026), i consumi del riscaldamento hanno dato una mano.