Con la crisi energetica che bussa prepotente alle porte, la notizia di un nuovo, efficiente, sistema per ottenere biodiesel a basso costo non può che essere accolta con favore. A illustrare il metodo alla platea della conferenza dell’American Chemical Society (Acs Spring 2026), è un team di ricercatori della Nicholls State University, che spiega di aver utilizzato gusci d’ostrica e alghe, estremamente abbondanti nelle distese paludose (bayou) della Louisiana, per produrre carburante sostenibile a prezzo competitivo.

Biodiesel, tra vantaggi e ostacoli

Considerato da tempo un’alternativa “verde” (nel senso che potrebbe ridurre le emissioni di gas serra) al gasolio, il biodiesel è un combustibile che si ottiene da fonti rinnovabili, come oli vegetali e grassi animali, attraverso un processo chimico chiamato transesterificazione. Finora, però, non è mai stata una soluzione competitiva e la sua diffusione è rimasta limitata. Gli ostacoli al suo successo sono principalmente due: il consumo di suolo agricolo per coltivare piante come soia e colza da cui estrarre l’olio (quindi non a scopo alimentare) e i costi molto elevati dei catalizzatori chimici necessari per la produzione.

L’innovazione dagli scarti