CASTELGUGLIELMO (ROVIGO) - Sul ciglio della stradina che costeggia la sponda del laghetto artificiale di Castelguglielmo, in Alto Polesine, ieri una mano anonima ha lasciato dei fiori. Pochi, appoggiati alla rete del bacino. Nessuno passa più in quel luogo anonimo disperso nella campagna senza far caso a dove si trova. Lì, dove sabato pomeriggio hanno trovato la morte, Chen Yan, 39 anni e Chen Wang Lei, il suo figlioletto di appena 15 mesi.

In mattinata, proprio davanti al laghetto, sono arrivati anche i genitori della donna. Stravolti. Si sono fermati a osservare quel tratto di terra e acqua dove la figlia ha messo fine alla sua vita e a quella del suo bambino. Non si sono trattenuti a lungo: accompagnati da un amico di famiglia, sono stati portati in caserma dai carabinieri per essere ascoltati dagli investigatori.

La famiglia, di origine cinese, viveva da anni nella frazione di Presciane. Qualche centinaio di abitanti appena, alle porte di un comune che conta poco più di 1500 residenti. Si conoscono tutti a Castelguglielmo, ma nessuno ha ben presente la famiglia di Chen Yan: discreti, riservati, anche se qualcuno li descrive più come chiusi e slegati pure dalle vicine comunità orientali dei paesi più grandi dove si trova qualche impresa tessile di proprietà cinese. Qualcuno ricorda di aver visto Chen Yan uscire con il passeggino, fare due passi lungo le strade secondarie. Niente che colpisse.