CASTELGUGLIELMO (ROVIGO) - «Era circa l'una e un quarto quando ho visto questa donna camminare spingendo il passeggino. Non ci ho fatto più di tanto caso: è vero che qui non passa molta gente, ma era una bella giornata di sole e non era poi così strano vedere qualcuno fare due passi». A parlare è una ragazza che abita proprio di fronte a quel tratto di strada che porta al laghetto della tragedia di Castelguglielmo. È una delle ultime persone ad averla vista prima che tutto accadesse.

La scena, racconta, non aveva nulla di anomalo. «Poi sono andata a fare la spesa e, quando sono uscita di casa con la macchina, passando lì davanti per imboccare lo svincolo della superstrada, ho visto che si era fermata lì, tra il canale e il lago, con il bimbo nel passeggino, proprio nel punto in cui il passeggino è stato trovato. Non stava facendo nulla di particolare». Un'immagine che, ne è sicura la ragazza, non lasciava presagire nulla. Quando è tornata, però, la situazione era cambiata. «Ho visto i soccorritori. Mia sorella mi ha detto cos'era successo. È terribile».

Se non fosse stato per quel via vai improvviso di mezzi e divise, sarebbe rimasto tutto come sempre: una stradina che porta verso la Transpolesana, il canale da una parte, il bacino dall'altra. Un margine di paese, al confine con Canda, un altro piccolo comune dell'Alto Polesine, dove si passa e basta. Eppure ieri, dopo due giorni di pioggia, il sole aveva riportato fuori le persone. Una luce piena e frizzante, l'aria più mite, la sensazione di normalità che accompagna i pomeriggi che corrono verso la primavera.