Sarajevo – La Generazione S sta per “SenzaMondiale” e fa il conto alla rovescia per togliersi finalmente dal curriculum quella consonante così fastidiosa. Il viaggio balcanico è espiatorio, quasi catartico. Stasera la Nazionale entrerà in borghese nel piccolo stadio di Zenica, periferia calcistica convertita in centro della storia azzurra. Ne calpesterà il prato gelato per saggiarne le condizioni, un po’ temute, e poi si rinserrerà in un hotel poco di lusso, perché in mezzo alle acciaierie di questa piccola città industriale della Bosnia c’è poco da scialare: bisogna solo concentrarsi e pensare alle cose concrete.

Della concretezza, predicata da Gattuso e da Buffon, Coverciano è stato per una settimana il fulcro, al netto della notte trascorsa a Bergamo prima della partita con l’Irlanda del Nord. Ieri la squadra si è allenata ai dettagli dello spareggio e lo rifarà oggi. Stavolta contano fino a un certo punto la formazione di partenza e il dubbio sulla riproposizione di quella del 2-0 di giovedì ai nordirlandesi o su un eventuale ritocco a centrocampo o in attacco, dove il rendimento di Locatelli e Retegui si è rivelato perfettibile ma forse non così tanto da smantellare l’assetto classico: come ripete il ct, nel calcio moderno si gioca in sedici. Stavolta conta più di ogni cosa la motivazione, fortissima, della Generazione S.