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Antagonisti sfidano il governo con insulti e cartelli violenti. A Roma la manifestazione diventa un attacco all’esecutivo ma a Milano l’appuntamento dei pro Pal stavolta è un flop
«Giorgia Meloni vattene». Lo avevano promesso e lo hanno fatto: ieri il corteo «No Kings Italy» contro la guerra si è trasformato nell’occasione per chiedere le dimissioni del governo, tra insulti, volgarità e cartelli macabri. A Roma sono scese in piazza circa 30mila persone tra iscritti della Cgil e dell’Anpi, antagonisti dei centri sociali, immigrati ed esponenti del mondo Lgbt. Alla mobilitazione erano presenti anche Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Ilaria Salis di Avs e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, oltre a una delegazione del M5S composta dal capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi e dai deputati Gilda Sportiello e Francesco Silvestri che pochi giorni fa ha messo il like al post del comico Montanini che aveva augurato la morte a chi avesse votato sì al referendum. A fare la parte del leone nella Capitale ieri in realtà è stata l’estrema sinistra ProPal che ha inneggiato molti slogan contro Israele, contro Trump e contro la Meloni. «Siamo internazionaliste e abbiamo un sogno nel cuore: Bibi a Norimberga e Meloni a San Vittore», hanno gridato i manifestanti. E ancora: «La Palestina ce l'ha insegnato, la resistenza non è reato». Tra le decine di bandiere palestinesi sono comparse anche un nutrito numero di bandiere di Cuba, dell’Iran e del Venezuela, in segno di solidarietà contro l’imperialismo americano. Durante al corteo sono stati bruciati alcuni cartelloni con le bandiere degli Usa e di Israele. Nel mirino dei giovani manifestanti, però, ci sono soprattutto le misure del governo Meloni: dal decreto sicurezza allo sgombero dei centri sociali, passando per il Dl Bongiorno tanto che su uno striscione campeggia la scritta «Il consenso è sexy». Una ragazza lo ha detto chiaramente: «Siamo giovani che hanno deciso di mettere una X sul no per lanciare un messaggio». Il prossimo obiettivo dei manifestanti è la liberazione del «compagno Alfredo Cospito», l’anarchico che attualmente si trova in 41 bis e per il quale intendono scendere nuovamente in piazza il prossimo 18 aprile. Ma a creare scandalo tra i partecipanti al corteo è anche la perquisizione subita dall’europarlamentare Salis. E la rabbia dei manifestanti si è riversata su tutto il panorama politico mondiale tanto che alcuni sono scesi in piazza con le maschere di Netanyahu, Trump (definito un boia da numerosi cartelloni e striscioni) e Meloni, tutti vestiti da carcerati con le manette ai polsi.






