«Uno schietto scambio di opinioni», lo hanno definito alcuni funzionari presenti, considerando che questo è proprio ciò a cui serve la diplomazia. Ma l’intervento dell’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione europea, Kaja Kallas, contro il segretario di Stato Marco Rubio e quindi contro gli Stati Uniti non aveva nulla di diplomatico. Anche perché di Kaja Kallas, va detto subito, pur rivestendo il ruolo di massimo diplomatico dell’Unione europea, non si può certo dire che la diplomazia sia la sua massima virtù. La cornice era quella della riunione dei ministri degli Esteri del G7 tenutasi venerdì scorso a Parigi, un’occasione per tirare le somme della difficile situazione mondiale e non certo per rinfacciarsi torti.
Kallas invece è partita a testa bassa chiedendo a Rubio quando gli Stati Uniti si sarebbero decisi ad adottare una linea dura nei confronti della Russia. In pratica ha fatto notare che lo stesso segretario di Stato americano, alla stessa ministeriale di un anno fa, aveva affermato che se Mosca avesse ostacolato gli sforzi per porre fine alla guerra, la Casa Bianca avrebbe perso la pazienza e avrebbe adottato ulteriori misure contro il Cremlino. «È passato un anno e la Russia non si è mossa», ha detto Kallas a Rubio, «quando finirà la sua pazienza?». Secondo quanto riportato da Axios che ha parlato con alcuni dei funzionari e dei ministri presenti, Rubio era visibilmente infastidito dalla domanda posta in quei termini, ma è riuscito a mantenere il controllo, una delle caratteristiche che lo hanno reso, come ha detto Trump, uno dei migliori segretari di Stato degli ultimi anni.







