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A Bologna è prevista una zona a ridottissimi limiti: quasi una sfida ideologica per lo stop del progetto green del Comune
Nonostante le polemiche, i ricorsi e le direttive ministeriali che hanno frenato la generalizzazione del limite dei 30 km/h, il Comune di Bologna rilancia: la nuova frontiera della mobilità urbana si abbassa ulteriormente: arrivano le “Zone 20”, parte di un progetto europeo. Chi guida sa benissimo che si tratta di un limite talmente basso da risultare quasi impossibile da mantenere, che costringe l’auto a viaggiare a viaggiare con i giri del motore bassissimi, che aumentano inevitabilmente le emissioni.
Infatti, il tema green portato avanti e sposato dalla sinistra si scontra inevitabilmente con la fisica e con la termodinamica: i motori della maggior parte delle auto, infatti, non sono strutturati per viaggiare a quelle velocità e a marce basse perdono, inevitabilmente, di efficienza. Quindi, in una zona che si pretende essere con meno inquinamento perché costellata di scuole, si aumentano le emissioni ma si impennano anche i consumi delle vetture. Perché non pedonalizzare, allora? Se l’obiettivo fosse davvero la tutela totale di aree sensibili come le scuole, la chiusura al traffico sarebbe la scelta più lineare. Esistono già zone pedonali che garantiscono l'accesso ai residenti e ai mezzi di soccorso ma la "Zona 20", per quanto prevista dal codice della strada, sembra che serva a altro, ossia a ribadire un primato ideologico.






