Nessun allarmismo, ma un occhio di riguardo più. È il consiglio dell'epidemiologa Maria Chironna, visto il recente aumento di casi di epatite A anche in Puglia. Nei primi tre mesi del 2026 nella regione sono già stati individuati una quindicina di casi: numeri contenuti rispetto al focolaio con 110 casi già registrati in Campania, ma che potrebbero essere un campanello d'allarme da non sottovalutare. «C'è sicuramente un aumento delle segnalazioni rispetto ai numeri attesi in questo periodo, anche confrontandoci con quelli del passato — spiega — La situazione campana sta avendo ripercussioni inevitabili anche qui, ma l'impatto è ancora contenuto».
La fortuna della Puglia sta tutta nelle scelte del passato: grazie alla campagna vaccinale del 1998, la maggior parte della popolazione risulta immune al virus. «Se non ci fosse stata la copertura vaccinale — prosegue Chironna — si sarebbe sicuramente presentata una situazione simile a quella della Campania. Le abitudini alimentari sono pressoché le stesse».
Già nel 2025 in Puglia era stato registrato un leggero aumento dei contagi: 16 casi contro i cinque individuati nel 2024. «Attualmente il monitoraggio è attivo e la situazione è sotto controllo, quindi non si può parlare di emergenza — rimarca Chironna — ma quello che sta succedendo può essere un pretesto per controllare le vaccinazioni già fatte ed eventualmente rimediare. L'epatite A ha tempi di incubazione lunghi, è per questo che si sta diffondendo con così tanta facilità».














