La medaglia d’oro alla cialtroneria, direttamente nel sabato pre-referendario, va a lei, Fiorella Mannoia, la stessa che nei giorni scorsi aveva annunciato che si sarebbe espressa con un “No” «perché ho paura di sbagliare, perché poi quello che decideremo oggi si riverserà sulle generazioni future».
Una motivazione valida, non c’è che dire... Ieri, sui social, non contenta la cantante militante ha arringato i propri follower pubblicando una foto che la ritraeva in primo piano con l’indice alzato e la scritta: “State andando a votare?”. Forse nessuno l’aveva avvisata che le urne aprono oggi e chiudono domani. Chissà.
La lista di intellettuali, vip e pseudo tali, ahinoi, è però lunga. Lunghissima. Prendiamo Tomaso Montanari, il rettore dell’Università per stranieri di Siena. Per motivare la sua contrarietà alla riforma sulla giustizia, intervenendo all’evento “La Costituzione è nostra”, ha spiegato che al governo ci sono «gli eredi del fascismo» che «non vogliono governare ma comandare». Una digressione storica quantomeno fantasiosa: «Nel corso della storia è stato difficile, per la povera gente, avere giustizia. Eppure questo cammino è andato avanti. Si è fermato sotto il fascismo, quando i poteri sono stati riuniti sotto il regime». A proposito di povera gente, il prof si dimentica di Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo che si è fatto 33 (trentatré!) annidi galera salvo poi essere assolto perché con quella strage di cui fu accusato non centrava semplicemente nulla. Non c’erano le camicie nere ai tempi della sua condanna ma quel sistema di (mala) giustizia che oggi lo stesso Montanari difende. E a proposito di fascismo ecco pure Rosy Bindi, volto di punta della campagna per il “No”: «La destra è da sempre contro la Costituzione, dalle Camere all’eversione nera. Licio Gelli o Silvio Berlusconi, chiunque sia il padre della riforma, la madre è Meloni.













