Dominio. Si fa fatica a descrivere diversamente una partita che doveva confermare certezze e quella con Frances Tiafoe ha fatto esattamente questo: Jannik Sinner è, allo stato attuale, l’uomo da battere. Oltre ogni ranking conta l’evidenza dei fatti, l’oggettività del percorso. Il 6-2 6-2 con cui liquida Tiafoe nei quarti del Miami Open, in appena un’ora e undici minuti, racconta solo in parte la distanza vista in campo. Perché il numero 20 del mondo prova anche a cambiare strategia, suggerito dal suo angolo a evitare le diagonali e cercare soluzioni più centrali.

Tutto inutile nella forma e nella sostanza. Sinner fa il Sinner, versione prime: legge tutto, anticipa tutto, gioca sempre un colpo prima dell’avversario. La partita si indirizza subito, con il break nel primo game, un segnale chiaro di come sarebbe andata a finire.

Da lì in poi è un controllo costante, senza mai concedere l’impressione che il match possa sfuggirgli. Nel secondo set il copione si ripete: break al terzo gioco, un unico passaggio a vuoto ai vantaggi nel sesto, sempre gestito con lucidità, e poi l’allungo definitivo con un game perfetto in risposta. La chiusura, naturalmente, è un ace. Uno dei 14 messi a segno, a completare una prestazione quasi impeccabile.