False fatture per creare fondi neri destinati a oliare i meccanismi corruttivi e pilotare gli appalti informatici di aziende pubbliche come Terna, Rfi, Polo strategico nazionale e Tim. E, soprattutto del ministero della Difesa, i cui capitolati di appalto sarebbero stati «consegnati» prima della pubblicazione. Gare vinte attraverso un giro di mazzette e «un articolato sistema illecito». Il secondo atto del procedimento che nell’ottobre del 2024 aveva terremotato Sogei, società in house del ministero dell’Economia, ipotizza reati che vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, fino al riciclaggio, all’autoriciclaggio e al traffico di influenze per appalti informatici. Sono 26 gli indagati, tra loro anche militari di alto grado, manager e imprenditori. Ieri, gli uomini della Finanza si sono presentati al ministero della Difesa e nelle aziende, per effettuare perquisizioni. Agli atti, però, c’è anche un esposto dello stesso ministero. Una rete complessa e una serie di commesse, la più alta, in Rfi, da 400 milioni, sulla quale però la procura fa solo una parziale discovey. La società, intanto, «conferma di aver assicurato e di continuare a garantire la massima collaborazione nei confronti degli inquirenti, nei quali nutre piena fiducia».