«Bene, mi sono dimesso. Ora passiamo al punto due». Palazzo Madama, interno sera, Maurizio Gasparri guarda negli occhi i senatori riuniti nella stanza del gruppo al secondo piano. Taglia corto, è il momento dei saluti. Finisce qui la corsa da capogruppo del colonnello forzista, già vecchia guardia di An. Il passo indietro lo fa lui. Ma gliel'hanno chiesto in quattordici fra i colleghi. Claudio Lotito, raccontano, aveva iniziato a vergare una lettera con tanto di raccolta firme. È stata stoppata a metà dell'opera: Gasparri li ha bruciati sui tempi. Il patron della Lazio arriva alla riunione con gli altri alla spicciolata e smentisce trame di palazzo: «Io non ho fatto niente!». Ma quelle mura damascate parlano. Da settimane squillano i telefoni della congiura di Palazzo Madama: «Sei anche tu dei nostri?». Un nodo da sciogliere per Antonio Tajani che, una volta scoperta la rivolta, ha poi gestito la crisi. Tamponandola, per ora. Il segretario azzurro perde un fedelissimo alla guida dei senatori: Gasparri sarà comunque eletto presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato al posto di Stefania Craxi, che gli è subentrata ieri e non è casella di poco conto. È un avvicendamento lampo che però cova da mesi dietro le quinte. E in Forza Italia ora riecheggia una domanda che a qualcuno suonerà retorica: è stata la mano di Marina? Che la primogenita di casa Berlusconi, come del resto suo fratello Pier Silvio, presidente di Mediaset, non nutra particolare simpatia (eufemismo) per Gasparri e il gruppo dirigente romano è cosa nota alle cronache. E quasi messa agli atti: ancora ieri la "Cavaliera" ha sostenuto la necessità di «rinnovare la classe dirigente» azzurra, di andare a caccia di volti nuovi, televisivi, possibilmente giovani.
Marina Berlusconi chiede il rinnovamento di Forza Italia. Caccia a volti nuovi, ma Barelli resta
«Bene, mi sono dimesso. Ora passiamo al punto due». Palazzo Madama, interno sera, Maurizio Gasparri guarda negli occhi i senatori riuniti nella stanza del gruppo al secondo...












