Che l’opposizione parli di dimissioni del presidente del Consiglio dopo la sconfitta del referendum si può capire. È il gioco delle parti, dove chi non è al governo sfrutta ogni occasione per dare addosso a chi sta a Palazzo Chigi. Che però la tentazione di avvicinare le elezioni, puntando a uno scioglimento anticipato della legislatura, venga da ambienti della maggioranza si capisce un po’ meno. Anzi, per dirla tutta, pare una strana voglia suicida. Infatti, si sa chi getta la spugna, ma non si sa mai chi poi la raccoglierà. In altre parole, chi potrebbe garantire che nel caso in cui Giorgia Meloni fosse costretta a salire al Colle, invocando le elezioni anticipate, Sergio Mattarella sia disposto ad assecondare la richiesta? Nessuno.
«Certo che se il rinnovamento è Stefania Craxi, annamo bene!»: la battuta che un forzista di lungo corso e molto peso consegna alla Verità nel bel mezzo della giornata che vede le dimissioni di Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato di Forza Italia, sostituito appunto da Stefania Craxi, su indicazione di Marina Berlusconi, sintetizza quella sensazione del «facciamo qualsiasi cosa pur di fare qualcosa», poiché non sembra, in tutta onestà, che il passaggio di consegne sia destinato a provocare chissà quali cambiamenti nel partito.








