Una perdita, al giorno, pari a oltre mezzo miliardo di dollari. Prezzi scontati, a camera, dal 30 all’80 per cento. Tanto che le autorità hanno esortato gli hotel di Dubai a mantenere invariate le tariffe dei soggiorni, puntando sul turismo interno. Parole d’ordine: nervi saldi per mostrarsi resilienti e non certo sconfitti di fronte agli «eventi temporanei» che stanno picconando uno degli hub turistici più frequentati , nonchè snodo di transito dei viaggiatori verso Australia ed Estremo Oriente.
Secondo le stime del World Travel & Tourism Council, il conflitto regionale tra Stati Uniti, Israele e Iran sta costando al settore turistico mediorientale l’equivalente di 600 milioni di dollari al giorno. Stime che quantificano, nel solo 2025, una spesa pari a 178 miliardi di euro da parte dei visitatori internazionali nella regione, con 526mila passeggeri al giorno negli hub aeroportuali regionali di Abu Dhabi, Dubai, Doha e Bahrain.
A gennaio, gli 827 hotel di Dubai hanno registrato un tasso di occupazione medio dell’86%, secondo i dati del Dipartimento del Turismo dell’emirato. In attesa di dati aggiornati, l’occupazione sarebbe scesa al 20%, ma per molti hotel è a una sola cifra. E con il calo degli arrivi internazionali, gli hotel si sono riorganizzati, rivolgendosi sia al mercato interno - con pacchetti promozionali - sia a fonti di reddito accessorie come i ristoranti, pacchetti SPA e benessere con attività di miniclub per i bambini, per attutire il colpo.






