"11, 10, 9, 8…". Ci troviamo a contare in tutte le lingue. Vicino a noi c'è Richard Brisius, il presidente di The Ocean Race, che nonostante sia svedese sceglie l'inglese. Poco più in là, lo skipper Boris Herrmann forse alterna l'idioma anglosassone al tedesco. Un altro skipper, Alberto Bona, conta in italiano. E Will Harris, altro velista, scandisce il countdown con accento British. E poi, c'è Francesca Clapcich, che opta per l'inglese, la lingua franca degli Oceani e per metà del suo passaporto. Il velo bianco vola via e resta un'esplosione di colori. E' sempre bello vedere nascere una barca.
A La Base
Siamo a Lorient, in Bretagna, a La Base, l'ex base navale militare - c'è ancora un sommergibile a ricordarlo - trasformata nella cittadella della vela oceanica. Un'attrazione, a cominciare dalla Cité de la Voile Éric Tabarly dedicato al velista-monumento francese, ma anche un volano economico incredibile per questa cittadina altrimenti un po' sonnacchiosa e ricostruita dopo la seconda guerra mondiale senza grandi ambizioni stilistiche. Lorient è al centro dell'ecosistema tecnologico e sportivo denominato Bretagna Sailing Valley, dove l'industria nautica vale circa 1,57 miliardi di euro.






