Ecosì, dopo averci rotto le balle per una vita intera con la rivoluzione nella rivoluzione, con l’auto che non sarebbe più stata un’auto ma un salotto viaggiante, un tempio del software, un’estensione dell’anima digitale, un oggetto che solo Sony – sì, proprio Sony, quella dei Walkman e dei PlayStation – poteva partorire, ecco che arriva la nota congiunta: stop. Tutto finito.

Sony Honda Mobility chiude baracca e burattini, e la famosa “Afeela 1” rimane un bellissimo rendering, la seconda vettura nemmeno quella, e i preordini americani vengono rimborsati con la cortesia asettica di chi ti restituisce i soldi di un sogno che non è mai decollato.

Come? Possibile? Dopo averci spiegato per anni che il futuro era elettrico, connesso, intelligente, che la mobilità sarebbe stata “reinventata”, che Honda avrebbe messo le ruote e Sony il cervello, che insieme avrebbero partorito il veicolo definitivo, l’oggetto che avrebbe reso obsoleto tutto ciò che aveva quattro ruote prima di loro… ora ci dite che non se ne fa nulla? Così, come se nulla fosse? Con la stessa nonchalance con cui si annulla una cena perché piove?

La scusa ufficiale è di quelle che fanno tenerezza: il mercato Usa in calo, gli incentivi fiscali revocati, la strategia rivista, l’impossibilità di avvalersi delle tecnologie Honda. In realtà – e se lo dicevano facevano più bella figura… - è che la gente non le compra più, queste benedette auto elettriche. O meglio, le compra meno di quanto i signori dei grafici avevano previsto quando erano ancora ubriachi di PowerPoint e visioni tecnocratiche.