Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 9:56
Animali deboli o malati presi e sbattuti contro le gabbie, o per terra, per ucciderli. Centinaia di esemplari rinchiusi in spazi angusti, sottoposti a stress e che devono convivere con le carcasse. E ancora: le stesse carcasse che, se gettate via, vengono buttate insieme alle deiezioni, provocando rischi sanitari. Essere Animali si è infiltrata con una telecamera nascosta in un allevamento intensivo di conigli in provincia di Treviso e ne ha mostrato gli orrori. La struttura alleva circa 30mila animali, tutti destinati alla produzione di carne.
“A essere allevati in gabbia ogni anno in Italia – fa sapere Essere Animali – sono oltre il 90% dei 12 milioni di conigli macellati in totale nel nostro Paese (dati BDN Anagrafe Zootecnica). Il Veneto è la regione dove si concentra la maggior parte dei conigli allevati (28,8%), seguito da Piemonte (21,8%) e Friuli-Venezia Giulia (16,2%). In Europa l’Italia è tra i primi tre paesi per produzione con Spagna e Francia, che insieme rappresentano oltre l’80% dell’attività di produzione di carne di coniglio nell’Ue”.
Nell’allevamento vivono in gabbia anche “le fattrici dei conigli, costantemente sottoposte a inseminazione artificiale. Dopo 15 giorni, le coniglie vengono spostate in gabbie dotate di un vassoio di plastica che funge da nido. Alla nascita, i coniglietti vengono suddivisi in base alla taglia, in modo tale che ogni coniglia allatti animali di dimensioni simili, ma non necessariamente i propri. Già 11 giorni dal parto, mentre stanno ancora allattando, le femmine vengono nuovamente fecondate per mantenere alta la produttività dell’allevamento. Dopo due cicli di fecondazione consecutivi che falliscono, una coniglia viene considerata improduttiva quindi scartata e mandata al macello“.






