Elly Schlein “unchained”. La nota di Meloni su Santanchè? «Un segnale di debolezza». Le primarie? «No a papi stranieri o federatori». La prima legge del governo da “smontare”? «Quella sul consenso». Elezioni anticipate? «Lavoro perché la coalizione sia pronta». Elly Schlein passa oltre due ore, nella sede della Stampa estera di Palazzo Grazioli a rispondere alle domande di testate internazionali e nostrane. Al punto da concedersi una punta di ironia con un cronista tedesco che le chiede di rispondere più chiaramente a un quesito: «Ora rispondo, qui nel frattempo hanno smantellato tutto». È la conferenza stampa della vittoria post-referendaria a “freddo”, a distanza di quarantott’ore dalle prime dichiarazioni rese dalla leader dem. Molte domande si appuntano proprio sull’esito delle urne.

Schlein la definisce una «vittoria popolare straordinaria, che può andare oltre i nostri confini» per «cominciare a battere le destre nazionaliste». Ma pure un «bagno di realtà» per la premier: «Avete visto i risultati del referendum di Caivano?» (qui i No hanno raggiunto il 70%). I dubbi e le domande più insistenti, però, riguardano la fase due: le elezioni politiche e il percorso per arrivarci, primarie incluse. La leader del Nazareno non esita a dire che «in qualunque momento ci saranno le elezioni, ci faremo trovare pronti» e che sarà possibile abbattere il centrodestra. «Ci pensa già alla prossima squadra di governo?», chiede allora il Messaggero: «Vi portate avanti (ride), ancora siamo concentrati sulla costruzione del programma dell’alternativa». Sì perché se il referendum ha dato prova dell’esistenza di una «maggioranza alternativa», quella «politica», ammette Schlein, va ancora creata. Questa è la «priorità» in vista delle prossime elezioni. La segretaria ostenta ottimismo: «Troveremo l’accordo su tutto», anche perché, rimarca più volte, non si parte da zero: oltre al salario minimo, alla riduzione dell’orario di lavoro e ai congedi parentali, sul tavolo mette pure il pacchetto di emendamenti - dal fisco all’ambiente - condiviso in toto da tutto il campo largo durante la manovra. Provando a “sminare” la narrazione per cui le distanze, in politica estera, restano incolmabili: «La distanza rimane solo sull’Ucraina», mentre sul Board of paece, su Gaza e sull’Iran c’è stato spazio per mozioni unitarie. Prima, dunque, il «programma per l’alternativa»: «Chiederò ai miei colleghi di trovare il modo per coinvolgere quei milioni di persone che sono andati a votare per difendere la Costituzione».