A Bergamo contro l’Irlanda del Nord il primo round del percorso che può riportare gli Azzurri al Mondiale dopo 12 anni
Il ct dell'Italia Rino Gattuso insieme all'attaccante Mateo Retegui
Genova – Cari azzurri, aspettiamo solo voi. Lo sport italiano si sta ricoprendo di gloria, campane a festa risuonano dalle Alpi alla Sicilia e ritorno, passando per l’Adriatica e senza dimenticare le isole. Siamo vincenti come non mai, campioni che ci snobbavano iniziano a preoccuparsi appena vedono il tricolore accanto al nome del prossimo rivale. Vincono gli italiani del tennis e quelli dello sci, del biathlon e del pattinaggio, vincono negli sport di squadra storicamente strutturati come il volley e si sono messi a vincere pure in quelli dove rimediavamo solo cucchiai di legno come il rugby: persino nel baseball o nel cricket alzano la voce.
Ma si sa, nel nostro dna c’è il calcio. La Nazionale è il nostro amico più caro, o una nostra giovane parente, oppure un amore vero; in ogni caso diamo per scontato che sia in salute, stia bene, sia bella. Perciò ci ha sconvolti vederla perdere contro la Svezia e mancare il Mondiale 2018. E ci ha lasciati esterrefatti vederla subire dalla Macedonia del Nord e saltare quello del 2022. Oggi che siamo ridotti a un nuovo spareggio (stasera Irlanda del Nord, in caso di vittoria martedì una tra Galles e Bosnia), tremiamo un po’. «È possibile sbagliare anche questa volta?».











