Se con Ventura nel 2017 regnava sovrano il terrore e con Mancini nel 2022 si aveva la sensazione di una Nazionale che peccava di presunzione, stavolta c’è una sensazione diversa. L’Italia comunica concentrazione, consapevolezza, determinazione. Tutte cose da confermare stasera (alle 20.45, diretta Rai Uno) sul prato della New Balance Arena di Bergamo contro l’Irlanda del Nord che non aspetta altro che insinuarsi nelle nostre insicurezze. È Rino Gattuso a darci questa sensazione. Ascoltandolo e osservandone il linguaggio del corpo, si nota chiaramente un tecnico che non cerca di fare il superuomo.
Ammette infatti il ct che, di fatto, si sta giocando la carriera e che, in questi mesi, si è preparato a questo urto attraverso un percorso personale e psicologico. Non si sta sopravvalutando. Non si è sopravvalutato. E, di riflesso, cerca di trasmettere lo stesso all’Italia, consapevole che l’unica cosa da non fare è sentirsi già al prossimo turno (martedì l’eventuale finale playoff in Galles o in Bosnia) in quanto superiori all’Irlanda del Nord.
«Mi gioco tanto. Sicuramente è la partita più importante della mia carriera». Da allenatore, si intende, perché Gattuso ne ha disputate di altrettanto importanti da calciatore. Però con una differenza: mai ha dovuto lottare per un traguardo considerato “minimo” da un Paese che, alla luce delle due esclusioni precedenti, dovrebbe invece ricalibrarlo come massimo a cui possiamo attualmente ambire. «A livello personale sento di avere il Paese sulle mie spalle. La pressione è tanta, ma ci sono abituato» e «sappiamo l’importanza del match e cosa ci giochiamo. Non partecipare a due Mondiali è stato uno shock e per questo motivo dobbiamo avere il dente avvelenato»: dopo un approccio zen, ora Ringhio chiede... qualche ringhio di orgoglio. È tutto un copione che sta seguendo alla lettera, non senza momenti di autenticità gattusiana: «Da giocatore ero noto per non dormire prima delle partite? Devo ringraziare i dottori perché ora qualche pillolina ci scappa. Altrimenti mi sveglio alle 4 e sembro un pipistrello».











