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Ultimo aggiornamento: 8:57
Nel corso di questa guerra, scatenata dall’aggressione militare israelo-americana all’Iran, quest’ultimo ha fatto crescente ricorso alle bombe a grappolo contro Israele. Non è la prima volta che Teheran le utilizza sul territorio israeliano: era già successo durante la guerra dei 12 giorni dello scorso giugno, e meno di un anno prima era stato proprio Israele ad usarle in Libano – anche in quel caso per la seconda volta, dopo quella nel 2006, e in ambo i casi bombardando anche con il fosforo bianco su aree abitate.
Le bombe a grappolo sono armi vietate dal diritto bellico, più precisamente dalla Convenzione di Oslo del 2008, che conta 111 aderenti – tra cui lo stesso Libano, ma anche l’Italia – ma nessuno tra Stati Uniti, Russia, Ucraina, Israele e Iran. Nel 2023, gli Stati Uniti hanno venduto bombe a grappolo all’Ucraina, che a sua volta ha accusato la Russia di averle usate sul proprio territorio. Se Israele nel sud del Libano le sganciava dai suoi F-35, l’Iran – tra questa guerra e quella dello scorso giugno – le ha montate sulla testa di alcuni suoi missili balistici, come l’Emad, il Ghadr e il Khorramshar, che al rientro nell’atmosfera si sono dimostrati in grado di rilasciare fino ad 80 submunizioni su un’area di oltre 13 chilometri quadrati, causando diffusi danni ed almeno due morti accertati e decine di feriti, secondo quanto riferito dalle autorità israeliane. Normalmente le submunizioni rilasciate pesano circa 5 kg, ed hanno ciascuna più o meno la potenza di una granata. Non è però la forza d’urto a renderle controverse bensì, come si può intuire, la loro capacità di diffondersi rapidamente in ampi spazi – da cui deriva in parte la difficoltà ad intercettarli.








