Accolta dagli studenti come una celebrità e interrogata quasi fosse un oracolo su tutti i temi della politica italiana. Non si può descrivere diversamente l’approdo di Ilaria Salis al liceo scientifico Leonardo Da Vinci nella prima mattinata di ieri. E c’era da aspettarselo visto che il suo arrivo era stato annunciato con enfasi dal collettivo degli studenti di via Respighi. «Le carceri con Ilaria Salis», si leggeva infatti nel pamphlet distribuito per l’occasione via chat tra i ragazzi. Un appuntamento nel quale, fin dall’inizio, il tema era chiaro: discutere delle condizioni delle patrie galere e del loro sovraffollamento, «con una riflessione sulle politiche penali sempre più severe verso i giovani e sulle possibili soluzioni alternative al carcere».

Libero ha potuto ascoltare una registrazione dell’incontro e farsi un’idea di quello che in realtà si è rivelato essere un monologo apparentemente senza contraddittorio. 48 minuti nel quali l’europarlamentare di Avs, partendo da una ricostruzione personale di quanto accaduto a Budapest nel febbraio 2023, è arrivata a dettare la ricetta perfetta per le carceri del BelPaese. La Salis ha cominciato raccontando che la sua reclusione magiara è stata del tutto ingiustificata. «Stavo camminando tranquillamente quando la polizia mi ha fermato», ha spiegato l’europarlamentare di fronte a qualche centinaio di studenti raccolti in cortile, «mentre ero ammanettata mi hanno messo un bastone telescopico nel marsupio». In questo modo l’esponente di Avs ha voluto manifestare la propria innocenza rispetto all’accusa mossa a suo tempo contro di lei dalle autorità ungheresi di avere aggredito 3 militanti neonazisti parlando poi di un «processo farsa politicizzato».