Ieri anche Teheran ha confermato alla Cnn che ci sono stati “contatti” con gli Usa, e che l’Iran è disposto ad ascoltare proposte sostenibili per porre fine alla guerra. «Nessuna richiesta di incontro odi colloqui», specifica la fonte. Ma un piano di pace che tuteli l’interesse nazionale iraniano sarebbe ascoltato. Come è stato raccontato il tentativo di arrivare ad una pace annunciato da Donald Trump? Con il solito consumato slogan: Trump Always Chicken Out. TACO è l’acronimo che tradotto significa «Trump se la dà a gambe». Una narrazione disfattista che parte da tre elementi di indubbia concretezza quali: 1 Trump non può permettersi un prezzo del petrolio alto che condizionerebbe quello della benzina alla pompa in Usa (vero!); 2 - Trump non può permettersi rendimenti in crescita sui suoi titoli di stato a causa del prolungarsi della guerra (vero!); 3- Trump non può permettersi una completa destabilizzazione del Golfo a causa del conflitto (vero!).
Dietro questa analisi condivisibile e condivisa da tutti mancano però due considerazioni essenziali. La prima è che nessuno si prende la briga di valutare quanto sia stata pesantemente deteriorata la capacità di resistenza militare iraniana. Lo ha fatto due giorni fa Federico Rampini sul Corriere (e infatti nascosto in taglio basso a pagina 14 senza richiamo in prima). La nota firma ha citato un’analisi pubblicata sul sito di Al Jazeera. Parliamo di una tv qatariota molto vicina alla causa iraniana e molto lontana da Washington e Tel Aviv. Che però evidenziava come l’Iran fosse alle corde. Dopodiché basta che un drone in alluminio col motore di una vespa colpisca un qualsiasi obiettivo che subito l’Iran è invincibile ed insuperabile.







