«Male non fare, paura non avere»: è la formula dietro la quale si è sempre rifugiata ogni volta che in pubblico le si chiedeva conto dei suoi guai giudiziari. Che sono molti. La ministra del Turismo Daniela Santanchè, molto vicina al presidente del Senato Ignazio La Russa, “invitata” alle dimissioni dalla premier Giorgia Meloni, è infatti a processo per falso in bilancio sul caso Visibilia, il gruppo editoriale da lei fondato e da cui ha dismesso cariche e quote. Ed è in udienza preliminare per la truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione nel periodo Covid, sempre sul capitolo Visibilia.
All’elenco vanno aggiunte le altre due accuse di bancarotta per le quali rischia di finire a processo: una per il fallimento di Bioera, la spa del gruppo del biofood di cui è stata presidente fino al 2021 (la più recente), un’altra sul crack di Ki Group srl.
Un fardello che non ha impedito alla senatrice di Fratelli d’Italia di «lavorare regolarmente» come ha rivendicato fino a pochi istanti prima della nota di licenziamento firmata dalla presidente del Consiglio, quando faceva sapere che «è attesa in ufficio alle 9,30» di stamattina. Evidentemente ignara del siluro in partenza da Palazzo Chigi.











