ERTO E CASSO (PORDENONE) - Le incongruenze attorno ai progetti di centraline idroelettriche sul torrente Vajont emergono con forza dalle osservazioni del sindaco di Erto e Casso, Antonio Carrara, che torna a denunciare criticità procedurali e, soprattutto, una gestione «a geometria variabile» della risorsa acqua tra Friuli Venezia Giulia e Veneto.
Il punto più controverso riguarda la richiesta della Provincia di Belluno alla Regione Fvg di verificare le possibili interferenze tra l'impianto proposto recentemente in territorio friulano e un altro progetto idroelettrico collocato più a valle, presentato dalla società Ceb Srl e pubblicato sul Bur Veneto del 3 gennaio 2025. Un elemento che, secondo Carrara, lascia perplessi: si tratta, infatti, di un'iniziativa di cui finora non si era mai discusso pubblicamente, ma che improvvisamente diventa centrale nella valutazione del nuovo impianto.
La Provincia chiede, infatti, un'analisi dettagliata delle interferenze sia in fase di esercizio, sia durante la realizzazione, con particolare attenzione alla viabilità di cantiere. Per il sindaco, questo passaggio rappresenta una contraddizione evidente: «Si scopre all'improvviso un altro progetto sul Vajont, sconosciuto ai più». Da qui l'accusa, ribadita con forza, alle amministrazioni venete e agli enti coinvolti: l'acqua che scende dal Vajont viene considerata «intoccabile e sacra» quando produce benefici in Friuli Venezia Giulia, ma diventa sfruttabile senza particolari resistenze se l'intervento è collocato pochi chilometri più a valle, in Veneto».







