Nel fine settimana appena trascorso sembrava che l’Italia avesse hackerato lo sport mondiale. È stato un weekend di onnipotenza assoluta, una sbornia di vittorie spalmata su ogni superficie possibile: neve, ghiaccio, asfalto, piste e pedane. Vinciamo ovunque, in qualsiasi modo e in qualunque disciplina. Sabato Paris, Pirovano, Jole Galli, Bormolini, Dalmasso, March, Battocletti e Dosso. Domenica il delirio è proseguito con Iapichino, Pellegrino, ancora Paris, Goggia, Vittozzi, Furlani e Bezzecchi. Un weekend iniziato con l’oro di Andy Diaz e attraversato anche da successi meno in vista come i record stampati oltreoceano da Sara Curtis, il podio di Di Giannantonio, le imprese nello sci alpinismo di Giulia Murada e della coppia De Silvestro-Boscacci, la storia del freestyle aggiornata da Miro Tabanelli, il judo scintillante di Leonardo Valeriani e Asya Tavano, la prima volta in Coppa del Mondo di Federico Tomasoni, le stoccate d’oro e di bronzo di Favaretto, Volpi e Bianchi.
È un’Italia multiforme, vorace, dominante. Facciamo la voce grossa nell’atletica saltando in lungo o in alto, correndo sul breve o sul lungo. Divoriamo gli sport invernali con gli sci o con la tavola, in discesa, in salita o disegnando acrobazie. Ci imponiamo nei motori, siano essi a due ruote o a quattro, ricordando il fresco battesimo di Kimi Antonelli. Persino la scherma, che i disfattisti davano in crisi mistica (un po’ come il calcio, appunto), tira imperterrita stoccate d’oro. E se non abbiamo alzato coppe nel tennis, è solo perché, banalmente, il fine settimana decisivo a Miami è il prossimo.








