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24 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:46

Sosteneva, neanche una settimana fa, che fosse necessaria “per ridare all’ordine giudiziario efficienza, ruolo e prestigio”. Ma, una volta bocciata, pare abbia scoperto che i “veri problemi” della giustizia sono altri. E li elenca anche, uno a uno, in due interviste concesse a Il Foglio e Il Giornale. Sabino Cassese contro Sabino Cassese. Aveva appoggiato in maniera piena la riforma Nordio, spiegando, da ultimo il 18 marzo in un dialogo con Il Riformista, nel quale ribadendo che il Sì era un atto dovuto argomentava: “È l’ultimo gradino per assicurare ai cittadini la massima garanzia di imparzialità del giudice e per ridare all’ordine giudiziario efficienza, ruolo e prestigio. In Italia, solo un terzo dei cittadini è soddisfatto del sistema, siamo ben sotto la media dei Paesi Ocse del 56%. Occorre cambiare”.

Un Sì per migliorare i problemi della giustizia, insomma. Ma ora che è arrivata un sonoro No da parte degli italiani, il giudice emerito della Corte Costituzionale sembra aver cambiato idea. Innanzitutto, chiarisce: “Sono uno studioso di diritto e non di comportamenti dell’opinione pubblica. Per cui non facevo previsioni”. Eppure il giudizio era chiaro: la riforma serviva per ridare “efficienza, ruolo e prestigio” all’ordine giudiziario. E argomentava: “Separa le carriere e riconosce la diversità delle due funzioni, assicurando una maggior efficienza del sistema”. Adesso, invece, dialogando con due giornali che hanno sostenuto la causa del Sì, interpreta il successo del No: “Occorre chiedersi cosa c’è dietro: non c’è un invito a fermarsi, ma ad affrontare i veri problemi della giustizia”.