Dopo anni di trattative, l’Unione europea e l’Australia hanno chiuso un accordo commerciale di libero scambio che tocca molti fronti, compreso quello dell’accesso ai mercati agricoli. Ma al di là degli annunci e dei numeri, c’è un punto che per l’Italia vale più degli altri: cosa succede, davvero, al nome di uno dei prodotti dell’agroalimentare nostrano più esportati nel mondo. Perché dentro questo accordo c’è, nei fatti, una questione che riguarda direttamente il cuore del Made in Italy: il diritto di chiamare “Prosecco” un vino prodotto dall’altra parte del mondo.

E qui il compromesso prende forma. «Non posso che esprimere una certa soddisfazione, sulla base delle informazioni in nostro possesso, per il risultato raggiunto – commenta il presidente del Consorzio di Tutela Prosecco Doc, Giancarlo Guidolin –. Il confronto con i produttori australiani era iniziato già nel 2014, quando abbiamo cercato di individuare una soluzione condivisa, consapevoli fin da allora che si sarebbe trattato di un compromesso».

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Prosecco, sulle bottiglie arrivano le fascette tricolore anti-contraffazione

20 Novembre 2025