Nato a Montefalcone, in Friuli Venezia Giulia, per tutti Gino Paoli, scomparso a 91 anni, era genovese perché più di chiunque altro ha legato la sua immagine e voce alla città ligure dove si trasferì con la famiglia quando era bambino. Nel suo libro autobiografico “Cosa farò da grande, i miei primi 90 anni”, edito da Bompiani nel 2023, narrava del suo amore per la buona tavola e la cucina. Impossibile nel suo personaggio così legato a Genova non citare il pesto, riportando quella che a molto (se non a tutti!) può suonare come provocazione: “So che quanto sto per dire potrebbe scatenare una sollevazione popolare – scriveva –. Ai genovesi puoi dire di tutti, ma se tocchi la ricetta del pesto, allora non scherziamo che il discorso si fa serio. (…)”.
Gino Paoli: “Sapore di sale, ma anche di aragoste”
21 Luglio 2022
Per quando sottolineasse la necessità del basilico, rigorosamente, di Pra’ sostituiva l’aglio, omettendolo, con le noci. “La noce mi serve a sostituire l’aglio, che la ricetta tradizionale prevede, ma che per me è un poi indigesto”. Un’altra puntualizzazione, inappuntabile la faceva sulle patate con cui cuocere la pasta da condire con il pesto realizzato al mortaio: “La patata va tagliata a fette sottili, non a tocchetti. Quello lo fa chi viene da fuori, è roba da foresti”.










