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Il crollo nello storico feudo della Renania-Palatinato aggrava la crisi dei socialdemocratici tedeschi

Berlino Tira una gran brutta aria per i socialdemocratici tedeschi in questo inizio di primavera. L'orizzonte non è illuminato dal sol dell'avvenire, ma incupito da un clima da notte dei lunghi coltelli dopo l'ennesima sconfitta. Alle legislative in Renania-Palatinato, la Spd ha perso uno storico feudo che governava ininterrottamente da 35 anni cedendolo ai cristiano-democratici della Cdu, di cui i socialdemocratici sono alleati nell'esecutivo federale coi cristiano-sociali della Csu. È soltanto l'ultima batosta in ordine di tempo per una Spd in crisi di consenso da anni. Il partito soffre del generale declino della socialdemocrazia in Europa, ma questa condizione è aggravata da divisioni interne tra una corrente di destra e una di sinistra.

Delle due ali sono rispettivamente espressione i copresidenti della Spd: Lars Klingbeil, vicecancelliere ministro delle Finanze, e Barbel Bas, ministra del Lavoro e degli Affari sociali. La diarchia non aiuta a trovare una sintesi, ad esempio nella riforma dello Stato sociale. Mentre Bas e i compagni più rossi frenano, il cambiamento è inevitabile per Klingbeil e i suoi riformisti moderati, sostenitori di una svolta centrista per la sopravvivenza di una Spd che deve tornare a occuparsi delle questioni veramente rilevanti. Nella fatica di trovare una direzione, la Spd perde elettori perché percepita come imborghesita in una torre d'avorio, lontana dalla realtà e incapace di fornire risposte concrete mentre insegue il woke.