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Le strategie dei partiti per le prossime presidenziali. Niente alleanza delle sinistre, tre anime nella destra
Le lancette dell'Esagono accelerano il tic tac verso le presidenziali '27. L'esito delle municipali è stato l'ultimo test di respiro nazionale prima della corsa all'Eliseo. Via dunque ai calcoli per individuare il successore di Macron e decidere se archiviare l'esperimento di un centro pigliatutto (pressoché evaporato su scala locale) o resuscitarlo con il volto di Édouard Philippe, per ora confermato sindaco a Le Havre. Si tirano le somme, in Francia. E sono parecchi gli insegnamenti ai leader all'indomani di una tornata che ha visto tutti i partiti rivendicare un pezzo di vittoria. I risultati lo permettono. E concedono al premier Lecornu di dire che "le urne non hanno incoronato nessuno", rivendicando con una lettera ai neo-sindaci il suo "approccio" di compromesso come il più "coerente".
Ma già ieri gli entusiasmi hanno lasciato spazio a indicazioni strategiche. Il Ps ha perso varie roccaforti rosse, come Clermont-Ferrand e Tulle (feudo dell'ex presidente Hollande, passato a destra dopo 25 anni) e Brest, dove il socialista uscente si era prestato a una "fusione" con la France Insoumise. Fallita la scommessa di alleanze alla bisogna per ostacolare l'ascesa lepenista e la tenuta della destra neogollista, la più radicata nelle città, i socialisti, da ieri orfani del papà delle "35 ore", della legge sui Pacs (le unioni civili), Lionel Jospin, scomparso a 88 anni, hanno rivendicato il sogno di farcela da soli; integrando semmai gli sforzi con ecologisti e comunisti.






