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Sentire oggi la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, lanciare la nuova battaglia ideologica della sinistra ("Dobbiamo riprenderci Tolkien") fa quantomeno sgranare gli occhi
In un mondo fantastico popolato da elfi e orchi, nani e cavalieri, creature magiche e mezzi uomini, dove la tecnica minaccia l'umanità e orde di immondi replicanti assetati di distruzione marciano al soldo del Male più infernale che ha le sembianze di un occhio infuocato, non c'è un eroe solitario a cui affidare la salvezza ultima ma c'è una compagnia che non è propriamente tenuta assieme da un'amicizia quanto piuttosto da un cammino verso un destino comune. Lungo questo cammino ognuno fa quel che può, in base alle proprie forze e alle proprie doti, per portare a termine la missione: distruggere l'Anello. E non è certo marginale il fatto che non sia uno di loro a riuscirci ma quel Gollum, essere orripilante, che per tutto il tempo aveva tramato, tradendo e imbrogliando, per avere nuovamente per sé il tesoro. Forse, senza questo piccolo-grande incidente letterario sul ciglio del Monte Fato, l'Anello sarebbe ancora al dito di qualcuno e, forse, il Male avrebbe trionfato. Non un aspetto marginale per J.R.R. Tolkien, dunque. Ma probabilmente uno degli aspetti più interessanti. Perché la morte di Gollum, trascinando l'Anello con sé nella lava, diventa nel Signore degli Anelli il compimento di un destino che divide appunto una compagnia che valorizza la persona nella sua unicità da una collettività che schiaccia l'individuo spersonalizzandolo sotto il peso del potere.






