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Trattative in vista entro il fine settimana in Pakistan che, con Egitto e Turchia, è tra i mediatori. Donald: "Lo Stretto verso un regime congiunto con gli Usa"

Un incontro potrebbe tenersi già in settimana, a Islamabad, in Pakistan, il Paese che insieme a Egitto e Turchia sta mediando tra Washington e Teheran. Gli Stati Uniti avrebbero proposto sabato, secondo fonti di Reuters, e a presenziare sarebbero quasi certamente gli uomini chiave e negoziatori dell'amministrazione Trump per il Medioriente, Steve Witkoff e Jared Kushner, forse accompagnati dal vicepresidente JD Vance, rivela il giornalista di Axios, Barak Ravid, che aveva già dato la soffiata sui negoziati. Per l'Iran, a sedere al tavolo sarebbe Mohammad Bagher Ghalibaf, 64 anni, presidente del Parlamento di Teheran, fin da ragazzo amico dell'ex Guida Suprema Ali Khamenei, ex comandante dei Pasdaran, quattro volte candidato alla presidenza iraniana, per 12 anni sindaco di Teheran e uomo che si occupò della ricostruzione dopo la guerra fra Iran e Iraq. Il suo profilo, pur se non religioso, è ideale per fare da collegamento fra potere legislativo, militare e imprenditoriale in Iran. Non a caso i media israeliani e statunitensi lo indicano come il referente del regime con cui Washington starebbe trattando, anche se lui smentisce e non è difficile capirne la ragione, visto che i negoziati non saranno digeriti dalla totalità del regime e i rischi, per chi si espone, saranno altissimi. Ci sarebbe già anche una data per la fine del conflitto: entro il 9 aprile, secondo il sito di informazione Ynet, in modo da consentire a Donald Trump di ritirare il "premio Israele" per la Festa dell'Indipendenza, il 22 aprile, e lasciare ancora quasi tre settimane di tempo per proseguire combattimenti e negoziati.