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La scommessa vinta da Franceschini sui "fantasmi" da agitare per vincere. Ma la trasformazione dei No in voti è un'operazione tutt'altro che scontata
Era partita col piede giusto: il Sì sembrava maggioranza, il Sì sembrava pronto ad agguantare una vittoria storica, il Sì era avanti di molti punti. Ma la lunga volata di queste settimane si è conclusa con il sorpasso dei No e la sconfitta dei riformatori. Game over e fine del sogno di cambiare la Costituzione.
"Abbiamo perso un'occasione storica per il nostro Paese - osserva Enrico Costa, deputato di Forza Italia, uno dei volti del Sì - ma sinceramente non credo che dobbiamo fare chissà quale autocritica. È arrivata la grande onda del No che ha messo insieme motivazioni diverse: la difesa ideologica della Costituzione più bella del mondo, la paura che la magistratura finisse sotto il controllo della politica, l'opposizione senza se e senza ma a Giorgia Meloni e alla maggioranza di centrodestra. A sinistra sono stati abili a toccare le corde della paura, dell'indignazione, del pregiudizio. E i contenuti reali - lo strapotere delle correnti, il perdonismo facile della Disciplinare, gli squilibri di un sistema in cui il giudice non è effettivamente terzo - sono rimasti purtroppo sullo sfondo".






