Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Per decenni il tema della magistratura era rimasto nell'ombra: ora non lo è più. Lo strapotere delle toghe e il correntismo non sono affatto un argomento chiuso
È una batosta politica o forse è una batosta e basta, anche se dimostra che mezzo Paese vuole cambiare questa magistratura: di questo dovrà prenderne atto chi ha provato a cambiarla (il governo) ma anche quella sinistra che non ci ha neppure mai provato. È una batosta, perché tutti i sondaggisti hanno sempre detto che la maggioranza degli italiani era favorevole alla Riforma, ma, com'è evidente, non si trattava della stessa pur cospicua maggioranza che è andata a votare. Poi le analisi di corto respiro vanno tutte bene, anche perché non sapremo mai in che misura siano miscelate tra loro: quindi va bene dire che è stato anche trasformato in un referendum anti-Meloni (più di quanto sia stato recepito come pro) e quindi va bene fare un po' le vittime, dire che ha vinto la perpetua lamentazione italica che incolpa i governi in carica di qualsiasi cosa. Va anche bene, peggio, prendersela con una maggioranza silenziosa la quale, sondaggi alla mano, come detto, in un momento chiave si è fatta metter sotto da una minoranza rumorosa: questo a prender per buoni i dati sull'astensione, che a destra, ieri, registravano un 37 per cento (Lega) e un 32 (Forza Italia) e un 24 (Fratelli d'Italia) che sono percentuali assai più alte della maggioranza dei partiti di sinistra; per non parlare di quel centrodestra che ha semplicemente e inspiegabilmente votato No, che ci sono anche loro. È stata così forte, la batosta, che ora va bene tutto, anche cedere alla deriva scalfariana dell'additare un popolo peggiore rispetto a uno migliore. Tutto è perdonabile, a caldo: anche ricordare che è stata la campagna elettorale più scorretta e svilente che si ricordi, da parte, soprattutto, di una risvegliata Italia a bassa scolarità e alta frustrazione (ringraziamo i social) che ha imparato perlomeno a mettere una x su una scheda. Infine, per usare un gergo televisivo, andrebbe aggiunto che il miglior programma riformista ha comunque bisogno di un traino, e che questo traino, per il Sì, si chiamava Giorgia Meloni, alla quale è mancato giusto di moltiplicare i pani e i pesci, e però, nei suoi limiti, perdinci: non è stata in grado di prendere tutti gli elettori italiani, uno a uno, per accompagnarli all'urna. Le mancava giusto questo.






