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I toni esagerati degli ultimi giorni ci hanno fatto credere che il voto fosse uno scontro finale: non è così
Il risultato di questo referendum, in cui il No ha vinto con una certa abbondanza, non stratosferica ma chiara francamente non mi fa né caldo né freddo. Lo dico dopo averci pensato un attimo, prendendo le distanze dall'emotività degli ultimi giorni, quando si è voluto caricare tutto di un'enfasi fuori misura.
A esagerare i toni sono stati soprattutto quelli del No, che hanno trasformato il voto in una specie di resa dei conti finale: come se sul piatto ci fosse la testa di Giorgia Meloni, che Elly Schlein avrebbe poi porto a Giuseppe Conte come Salomè fece con Erode. Una scena biblica, o da operetta, a seconda dei gusti. E noi, che pure pensavamo e pensiamo che le ragioni del Sì fossero migliori, ci siamo un po' cascati. Anche per colpa degli sgallettati luogotenenti col ciuffo della premier, più esuberanti che esperti, i quali hanno accettato la partita quasi fosse decisiva. Non lo era, non lo è.






