Non è una sorpresa per Gerusalemme la sospensione per cinque giorni dell'ultimatum di 48 ore del presidente Usa all'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Dopo una giornata di speculazioni e retroscena, è arrivata in serata la conferma di Netanyahu: "Ho parlato con Trump. Il presidente crede che ci sia la possibilità di fare leva sugli enormi risultati dell'esercito Usa e dell'Idf per concretizzare gli obiettivi della guerra attraverso un accordo che protegga i nostri interessi vitali.

E in parallelo, noi continuiamo a colpire, in Iran e in Libano''. Il primo ministro israeliano era stato aggiornato in anticipo dall'amministrazione statunitense sui colloqui. É stata proprio una fonte israeliana ad aver fatto trapelare ad Axios il dettaglio più determinante: con chi gli Usa hanno avviato i contatti, attraverso gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner e la mediazione del Pakistan: Mohammad Bagher Ghalibaf - che ha bollato il leak come fake news - il presidente del parlamento iraniano, già comandante dell'aviazione dei Pasdaran, per l'opposizione iraniana tra i leader dell'ala degli irriducibili del regime. Anche dopo l'annuncio di Trump di lunedì mattina, con l'atteso effetto di calmierare i mercati, i caccia israeliani hanno condotto un'altra ondata di raid su vasta scala nel cuore di Teheran, focalizzati su strutture militari dei Guardiani della Rivoluzione, della Forza Quds e della milizia Basij, responsabile della repressione interna. Nel mirino non compaiono infrastrutture nucleari ed energetiche, in ottemperanza alla nuova direttiva di Trump. La valutazione israeliana affidata a Channel 12, che cita fonti vicine al premier, è che se anche si arriverà a un accordo con l'Iran - e c'è molto scetticismo in merito - includerà gli obiettivi di guerra di Israele.