PORDENONE - A chiedere aiuto al Nue 112 era stata la stessa madre. Era la vigilia della festa della mamma, lo scorso anno, e quel figlio, da tempo in serie difficoltà, minacciava di fare una strage. Arresto per resistenza a pubblico ufficiale, era stato poi indagato anche per estorsione, maltrattamenti in famiglia e possesso di un coltello. Dopo tre mesi in carcere a Pordenone, ha ottenuto gli arresti domiciliari da parenti in Calabria. Il suo percorso giudiziario ieri si è chiuso con un patteggiamento allargato che l’avvocato Silvio Albanese ha concordato con il pubblico ministero Enrico Pezzi. La pena patteggiata davanti al gup Francesca Vortali è stata di 4 anni, accompagnata da un percorso terapeutico.
L’uomo ha 45 anni. Un anno fa era andato dalla madre perché aveva bisogno di soldi. Era alterato e aveva con sé un coltello con una lama lunga una ventina di centimetri. L’intervento di una pattuglia della Squadra Volante non ha contribuito a riportare la calma. Nonostante la presenza dei poliziotti, si è scagliato contro la madre minacciandola di morte. È stato trattenuto dagli agenti, ma nel tentativo di divincolarsi, con calci e gomitate li ha buttati a terra, causando loro contusioni giudicate guaribili in un paio di giorni. È stato arrestato per resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. Approfondendo la situazione familiare, è emersa una situazione molto grave.






