TREVISO - È partito per la sua ultima trasferta Vincenzo De Cristoforo, per tutti "Ciodo", classe 1944, grande protagonista del rugby trevigiano negli anni Ottanta. La scomparsa ieri mattina a Maserada, nella Rsa in cui era da tempo ospitato. De Cristoforo era stato giocatore del Metalcrom negli anni più difficili, al tempo del purgatorio fra i cadetti, contribuendo come centro e terza linea alla risalita del Treviso in serie A nel 1968. Professore di educazione fisica, socievole ed estroso, conosciutissimo in piazza, a fine carriera era passato ad allenare le Riserve, mentre il Benetton, pur essendosi affidato al guru gallese Roy Bish, non riusciva ad insidiare il primato di Padova, Rovigo e L'Aquila.
Nell'estate del 1982 il presidente Arrivo Manavello decise per un allenatore trevigiano: i nomi sul tavolo era quelli di "Ino" Pizzolato e "Cesco" Dotto, ma la scelta ricadde su De Cristoforo, già noto all'ambiente e fresco dello scudetto Riserve. Al primo tentativo "Ciodo" riuscì a conquistare il titolo tricolore (il primo dell'era Benetton). Quella che doveva essere una soluzione transitoria divenne così un'esperienza quadriennale. Dopo lo scudetto, il Benetton non riuscirà nell'impresa di ripetersi, dovendo cedere allo strapotere del Petrarca allenato da Vittorio Munari. Nel 1986 lascia il testimone ad André Buonomo, mentre nel frattempo è stato il principale mediatore dell'arrivo a Treviso di John Kirwan. In seguito allenerà anche il Feltre, ma di fatto si allontana progressivamente dall'ambiente rugbistico. Lo scudetto del 1983 è legato ai nomi del sudafricano Paul Lombard, di Gianni Zanon eletto miglior giocatore del campionato, di Annibal, Dolfato, Robazza, dei tre Francescato, di Marchetto. Un organico di alto livello, a cui De Cristoforo aveva dato equilibrio e identità. Il Benetton mette a segno un ruolino perfetto sporcato solo da un pari all'Aquila, fino al trionfo dell'8 maggio in un piovoso derby casalingo contro il Petrarca degli ex Boccaletto e Collodo. Il tecnico, con il suo inconfondibile impermeabile, viene portato in passerella dai tifosi. Sono gli anni in cui la città è innamorata del rugby e dei suoi interpreti. La Teresona viene avvolta nella bandiera tricolore, caroselli di macchine a clacson spiegati intasano le vie del centro.






